Rallye Monte-Carlo Historique 2026: una prima tappa intensa e selettiva

La prima tappa del Rallye Monte-Carlo Historique 2026 ha subito messo in chiaro il livello di difficoltà di questa edizione. Un avvio di gara tutt’altro che interlocutorio, caratterizzato da condizioni meteo complesse, prove tecniche e un ritmo elevato che ha richiesto massima concentrazione fin dai primi chilometri.

Condizioni difficili e ritmo elevato

Il percorso della Leg 1 ha proposto tratti impegnativi e variabili, con asfalto spesso insidioso e la presenza di ghiaccio in alcune sezioni, soprattutto nelle zone più elevate. Un contesto che ha reso fondamentale la capacità di adattamento degli equipaggi, chiamati a trovare il giusto equilibrio tra precisione, strategia e affidabilità meccanica.

Una tappa più selettiva del passato

Rispetto ad alcune edizioni precedenti, questa prima giornata di gara si è distinta per una maggiore selettività. Le prove, disputate su strade chiuse al traffico, hanno favorito una guida più fluida ma allo stesso tempo hanno messo in difficoltà chi non è riuscito a interpretare correttamente il fondo stradale e le continue variazioni di grip.

Leadership costruita con costanza

A emergere al termine della tappa è stata la coppia Olivier Campana e Lydia Campana, autori di una prestazione solida e costante che ha permesso loro di prendere il comando della classifica generale. Una leadership costruita prova dopo prova, grazie a una gestione intelligente del ritmo e a una lettura impeccabile della gara.

Colpi di scena e problemi tecnici

Non sono mancati i colpi di scena. Alcuni equipaggi di primo piano hanno visto la propria corsa compromessa da problemi tecnici già nelle prime prove speciali, confermando quanto il Rallye Monte-Carlo Historique resti una sfida severa non solo per piloti e navigatori, ma anche per la meccanica delle vetture storiche.

Lo sguardo alle prossime tappe

Con la prima tappa archiviata, la gara entra ora nel vivo. Le prossime frazioni promettono nuovi scenari, strade affascinanti e ulteriori difficoltà, in un rally che continua a rappresentare uno dei banchi di prova più completi e affascinanti del panorama internazionale delle competizioni storiche.

The I.C.E. 2026: il grande automobilismo sul ghiaccio di St. Moritz

St. Moritz ha ospitato l’edizione 2026 di The I.C.E. – International Concours of Elegance, confermandosi uno degli appuntamenti più autorevoli e suggestivi del panorama automobilistico internazionale. Sul lago ghiacciato dell’Engadina, auto leggendarie e icone del design hanno dato vita a un evento capace di unire cultura, stile e storia dell’automobile, con il supporto del partner principale Richard Mille.

L’edizione 2026 ha proposto una selezione di vetture di altissimo livello, premiate nelle diverse categorie ufficiali, offrendo al pubblico una lettura trasversale dell’evoluzione dell’automobile sportiva e da collezione.

Best in Show

Il riconoscimento più prestigioso è stato assegnato alla Talbot-Lago T150C SS “Teardrop” del 1937, autentico capolavoro dell’era prebellica. Le sue linee aerodinamiche, la raffinatezza costruttiva e l’importanza storica ne fanno una delle massime espressioni del design automobilistico europeo degli anni Trenta.

Legendary Liveries

La categoria dedicata alle livree più iconiche ha premiato la Lancia Stratos, simbolo assoluto del mondo rally. Un’auto che ha segnato un’epoca non solo per i successi sportivi, ma anche per un’identità visiva diventata parte dell’immaginario collettivo.

Open Wheels

Nella sezione riservata alle monoposto, il premio è andato alla Maserati 4CLT, testimonianza dell’epoca d’oro delle corse a ruote scoperte. Una vettura che rappresenta l’eccellenza tecnica e sportiva della Casa del Tridente nel dopoguerra.

Birth of the Hypercar

La Jaguar XJ220 è stata riconosciuta come antesignana del concetto moderno di hypercar. Presentata all’inizio degli anni Novanta, ha anticipato prestazioni, soluzioni tecniche e linguaggio stilistico che avrebbero definito il segmento nei decenni successivi.

Barchettas on the Lake

Il premio dedicato alle barchette da competizione è stato assegnato alla Ferrari 750 Monza, esempio puro di essenzialità e vocazione corsaiola. Una vettura che incarna la filosofia delle sportive da gara degli anni Cinquanta.

Icons on Wheels

Ancora protagonista, la Talbot-Lago Teardrop ha ricevuto anche il riconoscimento come icona assoluta su ruote, sottolineando il suo valore trasversale tra arte, ingegneria e design.

Best Sound

Il premio dedicato al sound è andato alla Pontiac Vivant, capace di distinguersi per una voce meccanica potente e riconoscibile, elemento sempre più apprezzato anche nei concorsi d’eleganza.

Con l’edizione 2026, The I.C.E. si conferma non solo come concorso d’eleganza, ma come evento culturale di respiro internazionale, capace di raccontare l’automobile attraverso epoche, stili e linguaggi diversi, in uno dei contesti più iconici del mondo.

Una Mercedes 300 SL Gullwing guida l’asta Artcurial di Parigi

È stata una Mercedes‑Benz 300 SL Gullwing a catalizzare l’attenzione durante l’asta Automobile Legends organizzata da Artcurial a Parigi, aggiudicandosi la cifra di 4,4 milioni di euro e imponendosi come il lotto più importante della vendita.

L’evento, andato in scena al The Peninsula Paris, ha visto protagonista un esemplare particolarmente raro e affascinante: una 300 SL in condizioni di autentico garage find, completamente originale e mai restaurata. Con appena 34.000 km percorsi, la vettura rappresenta uno degli esempi meglio conservati ancora esistenti. Consegnata nuova in Francia, fa parte di un ristretto gruppo di circa trenta esemplari destinati al mercato nazionale all’epoca.

A rendere questa Gullwing ancora più appetibile è la configurazione tecnica: motore NSL ad alte prestazioni, sospensioni sportive e ruote Rudge a bloccaggio centrale, soluzioni che la avvicinano molto alle specifiche delle versioni più estreme, incluse quelle con carrozzeria in alluminio destinate alle competizioni.

Nel complesso, l’asta parigina ha totalizzato circa 15 milioni di euro, confermandosi uno degli appuntamenti più solidi del calendario internazionale. Accanto alla Mercedes, non sono mancati altri lotti di grande rilievo storico e collezionistico.

Tra questi spicca la Ferrari F92A, portata in gara nel Mondiale di Formula 1 del 1992 da Jean Alesi, venduta per oltre 2,9 milioni di euro. Buon risultato anche per la Tyrrell 018-Ford Cosworth, prima monoposto di Formula 1 guidata dal pilota francese, che ha superato gli 800.000 euro.

Tra le granturismo e le sportive storiche, una Lamborghini Miura P400 prima serie del 1967 ha raggiunto quota 1,4 milioni di euro, mentre una Porsche Carrera GT ha sfiorato gli 1,65 milioni, confermando l’interesse sempre elevato per le supercar moderne dal pedigree ormai storico.

Buoni risultati anche per i modelli francesi: una Alpine A110 preparata secondo le specifiche di Jean-Pierre Jabouille e una Alpine A610 Olympique hanno attirato l’attenzione dei collezionisti, segnando aggiudicazioni significative.

Sydney Harbour Concours d’Elegance: nel 2026 il grande ritorno a Cockatoo Island

Ci sono luoghi che sembrano nati per celebrare la bellezza. Cockatoo Island, nel cuore della baia di Sydney, è uno di questi. Ed è proprio qui che nel febbraio 2026 tornerà uno degli appuntamenti più affascinanti del panorama automobilistico internazionale: il Sydney Harbour Concours d’Elegance.

Un evento che non è solo una mostra di auto straordinarie, ma un vero e proprio incontro tra storia, design e passione, immerso in uno scenario unico al mondo. Dopo il successo delle edizioni precedenti, il Concours si prepara a riaffermare il proprio ruolo come riferimento assoluto nell’emisfero sud per collezionisti, appassionati e addetti ai lavori.

Il format resta fedele alla sua filosofia: qualità prima della quantità. Poche vetture, selezionate con estrema cura, ognuna con una storia da raccontare. Auto che spaziano dalle grandi icone del periodo prebellico fino alle supercar contemporanee, passando per capolavori del design europeo, muscoli americani e interpretazioni audaci provenienti dal Giappone.

A rendere il Sydney Harbour Concours davvero speciale è anche il suo spirito non convenzionale. Qui non ci sono giudizi freddi o schede tecniche sterili: sono gli stessi partecipanti a decretare il Best of Show, trasformando il premio più ambito in un riconoscimento autentico, nato dal rispetto reciproco tra collezionisti.

Le classi in concorso raccontano l’evoluzione dell’automobile attraverso epoche e culture diverse: dall’eleganza senza tempo delle grandi carrozzerie europee, alle celebrazioni dedicate a marchi iconici, fino alle interpretazioni più moderne e sperimentali della performance e del design. Un viaggio visivo e culturale che parla a pubblici diversi, ma uniti dalla stessa passione.

Il Concours non si limita però all’esposizione statica. L’esperienza si estende anche su strada, con drive esclusivi che permettono ai partecipanti di vivere le auto per ciò che sono davvero: macchine nate per muoversi, per essere guidate, per creare emozioni.

Il Sydney Harbour Concours d’Elegance 2026 promette quindi di essere molto più di un evento: sarà una celebrazione dell’automobile come oggetto d’arte, di ingegneria e di cultura, incorniciata da uno dei panorami più iconici del pianeta.

Un appuntamento da segnare in agenda, per chi vede nell’auto non solo un mezzo, ma una storia da vivere.

Dakar Classic: una Land Rover conquista la vittoria nella rievocazione del rally raid

Si è conclusa in Arabia Saudita l’ultima edizione della Dakar Classic, la competizione riservata ai veicoli storici che affianca la Dakar moderna e che celebra lo spirito originario del rally raid. Oltre 210 equipaggi, tra auto e camion d’epoca, hanno affrontato un percorso estenuante di più di 7.200 chilometri complessivi, con oltre 4.100 chilometri di prove speciali tra sabbia, pietra e navigazione pura.

A imporsi nella classifica assoluta è stato l’equipaggio composto da Karolis Raisys e Christophe Marques, al volante di una Land Rover 109 Serie III Station Wagon. Una vittoria costruita giorno dopo giorno grazie a costanza, precisione nella navigazione e grande affidabilità del mezzo britannico, autentico simbolo dell’epoca pionieristica dei raid africani.

Per Raisys, già protagonista nelle precedenti edizioni, il successo rappresenta la consacrazione definitiva, ottenuta con un nuovo navigatore ma con lo stesso approccio metodico che ha permesso all’equipaggio di gestire al meglio le difficoltà del percorso.

Alle spalle della Land Rover vincitrice si sono distinti equipaggi di grande esperienza, confermando l’alto livello tecnico della Dakar Classic. Ottimi anche i risultati degli equipaggi italiani, protagonisti con piazzamenti di rilievo che testimoniano la crescente competitività delle vetture storiche preparate nel nostro Paese.

Da segnalare anche la partecipazione del Ladies Dakar Team, primo equipaggio italiano interamente femminile nella storia della Dakar Classic. A bordo di un camion storico, il team ha portato a termine la gara conquistando un risultato di assoluto valore sportivo e simbolico, dimostrando ancora una volta come la Dakar Classic sia anche una piattaforma di inclusione e passione condivisa.

La Dakar Classic si conferma così non solo come una competizione, ma come un vero e proprio viaggio nella storia del motorsport: una sfida di resistenza, navigazione e affidabilità meccanica, dove i grandi protagonisti del passato tornano a vivere sulle piste del deserto.

Il mercato crolla? NO, si allinea alla passione vera.

Con riferimento all’ultimo articolo de LA STAMPA, a firma di Vincenzo Borgomeo mi sento di dover delineare alcuni pensieri.
 
Negli ultimi giorni si è tornati a parlare, con toni allarmistici, di un presunto “crollo” del mercato delle auto d’epoca, prendendo a pretesto la vendita all’asta di una Ferrari 250 GTO ad un prezzo inferiore alle aspettative più sensazionalistiche.
Una visione però superficiale che rischia di confondere l’opinione pubblica e di banalizzare un settore complesso, storico e culturale.
 
Non è un crollo: è un riallineamento.
Se il mercato stesse davvero crollando, le auto non si venderebbero. Andrebbero invendute, ritirate, respinte dal mercato. E invece non è ciò che accade. Le vetture di altissimo livello continuano a trovare acquirenti, ma a valori più coerenti, simili a quelli di circa vent’anni fa, prima che il comparto entrasse nel vortice di investimenti finanziari, fondi speculativi e acquisti “a pacchetto” che hanno gonfiato artificialmente le quotazioni.
 
Quello a cui assistiamo oggi non è una caduta libera, ma una fisiologica correzione: il ritorno a prezzi più legati alla realtà storica, tecnica e collezionistica delle vetture, e meno alle aspettative irrazionali di rendimenti a doppia cifra.
 
Il mercato tiene quando la passione guida le scelte.
Il mercato delle auto d’epoca regge e continuerà a reggere quando l’acquisto nasce da una motivazione passionale: guidare, partecipare a eventi, vivere la storia dell’automobile.
Al contrario, vacilla quando l’auto viene trattata come un mero strumento finanziario, parcheggiata in un caveau in attesa di una plusvalenza.
 
Attenzione: da tempo vado dicendo che le auto storiche non sono azioni né criptovalute. Sono oggetti culturali, tecnici e sportivi, che richiedono conoscenza, manutenzione, utilizzo. Quando questo principio viene dimenticato, il mercato si deforma. Quando ritorna centrale, il mercato si stabilizza.
 
Il problema non è il mercato, ma la narrazione.
Parlare di “crollo” dell’intero comparto automobilistico storico richiederebbe una profonda cultura automobilistica, una conoscenza delle dinamiche del mondo del veicolo classico, dei registri storici, delle differenze tra mercati nazionali, delle aste, delle vendite private e soprattutto della storia delle vetture.
Senza queste basi, il rischio è di trasformare un numero di un’asta caso isolato in un titolo sensazionalistico, utile forse a fare clic, ma non a informare correttamente.
 
In conclusione, a mio avviso il mercato delle auto d’epoca non sta crollando. Sta semplicemente tornando a respirare aria pura di passione dopo anni di eccessi gonfiati.
Le grandi auto restano grandi. Le auto con storia, uso e anima continueranno a essere desiderate.
A crollare, semmai, è l’illusione che tutto possa salire all’infinito senza passione, cultura e conoscenza. Tutto questo, più che una crisi, è un ritorno alla verità del collezionismo.

Il mondo delle corse saluta Hans Herrmann

Il mondo delle corse saluta Hans Herrmann, una delle figure più rappresentative del motorsport del dopoguerra. Scomparso all’età di 97 anni, Herrmann è stato protagonista di un’epoca irripetibile, in cui talento, coraggio e spirito pionieristico convivevano in pista ad ogni curva.

Nato a Stoccarda nel 1928, Herrmann arrivò alle competizioni automobilistiche dopo un percorso iniziale lontano dalle corse, ma la passione per la velocità ebbe presto il sopravvento. I primi successi arrivarono nelle competizioni nazionali tedesche, tra rally e gare in salita, dove mise in mostra una guida pulita, veloce e sorprendentemente efficace.

La sua carriera internazionale decollò negli anni Cinquanta con l’ingresso nel team ufficiale Mercedes-Benz, in un periodo in cui correre significava affrontare rischi estremi. Herrmann si impose rapidamente come uno dei piloti più affidabili della squadra, distinguendosi per sangue freddo e intelligenza tattica. Parallelamente prese parte anche al Campionato del Mondo di Formula 1, conquistando risultati di rilievo in un’epoca dominata da mezzi difficili e piste spietate.

Dopo l’uscita di scena di Mercedes dalle competizioni, Herrmann proseguì una carriera lunga e trasversale, spaziando tra monoposto e gare di durata. Fu proprio nell’endurance che trovò la sua dimensione ideale, diventando uno dei piloti più rispettati del panorama internazionale.

Il momento che lo consacrò definitivamente nella storia arrivò nel 1970, quando conquistò la 24 Ore di Le Mans al volante della Porsche 917. Quel successo rappresentò la prima vittoria assoluta di Porsche nella classica francese e segnò un punto di svolta nella storia del marchio di Stoccarda. Dopo anni di tentativi e piazzamenti, Herrmann raggiunse l’obiettivo più ambito proprio nell’ultima fase della sua carriera agonistica.

Oltre ai risultati, Hans Herrmann è ricordato per la sua straordinaria capacità di sopravvivere a incidenti spettacolari, spesso uscendone illeso. Questa caratteristica gli valse una fama quasi leggendaria e contribuì a costruire l’immagine di un pilota tanto veloce quanto resiliente, simbolo di un motorsport eroico e autentico.

Dopo il ritiro dalle competizioni, rimase una presenza costante nel mondo delle auto storiche e degli eventi celebrativi, testimone diretto di un’epoca che ha segnato per sempre la cultura automobilistica europea.

Con la sua scomparsa se ne va non solo un grande pilota, ma uno degli ultimi interpreti di una generazione che ha costruito la leggenda delle corse moderne. Un nome destinato a restare inciso nella memoria di chi vive il motorsport come passione, storia e identità.

Monte-Carlo Historique: il rally storico alza l’asticella

Il Rallye Monte-Carlo Historique si prepara a una nuova edizione che segna un punto di svolta sul piano regolamentare e organizzativo. Pur restando fedele alla propria identità di rievocazione, la manifestazione introduce soluzioni tecniche pensate per rendere la competizione più sicura, più leggibile dal punto di vista sportivo e, soprattutto, più coerente con l’evoluzione del rally storico contemporaneo.

Tradizione confermata, spirito intatto

Resta invariata la struttura che da sempre caratterizza il Monte-Carlo Historique: partenze da più città europee, lunghi trasferimenti e convergenza finale nel Principato di Monaco. Un format che richiama fedelmente le edizioni storiche del Rally di Monte-Carlo, quando l’impresa sportiva iniziava ben prima delle prove speciali e metteva alla prova equipaggi e vetture sul piano dell’affidabilità e della resistenza.

Prove di regolarità: più controllo, più sicurezza

La novità più significativa riguarda le zone di regolarità, che in diversi casi verranno disputate su strade completamente chiuse al traffico. Una scelta che consente di elevare il livello di sicurezza e di precisione sportiva, riducendo le interferenze esterne e permettendo un’applicazione più rigorosa delle medie imposte.

In queste sezioni diventa obbligatorio l’utilizzo del casco per pilota e navigatore. Un segnale chiaro di come anche le competizioni storiche stiano adottando standard di sicurezza sempre più allineati alle normative moderne, senza snaturare il contesto rievocativo.

Medie differenziate e classifiche dedicate

Il regolamento introduce inoltre la possibilità di scegliere tra due medie di percorrenza distinte. Ogni opzione genera una classifica separata, favorendo un confronto più equilibrato tra vetture di epoche e prestazioni differenti. Una soluzione tecnica che risponde a una delle principali criticità dei rally storici di regolarità: la difficoltà di mettere sullo stesso piano modelli distanti per concezione e potenziale.

Apertura agli anni Ottanta

Si amplia anche l’arco temporale delle vetture ammesse, includendo modelli che hanno preso parte al Rally di Monte-Carlo fino alla metà degli anni Ottanta. Questo aggiornamento consente la presenza di auto che rappresentano una fase cruciale dell’evoluzione del rallismo, caratterizzata da soluzioni tecniche avanzate e da un forte incremento delle prestazioni.

Il risultato è un parco partenti capace di raccontare, in chiave dinamica, oltre tre decenni di storia del rally: dalle vetture più leggere e essenziali degli anni Sessanta fino ai modelli più sofisticati del periodo successivo.

Un evento sempre più centrale nel panorama storico

Con queste novità, il Monte-Carlo Historique rafforza il proprio ruolo di riferimento nel calendario internazionale delle competizioni storiche. Non solo rievocazione, ma vera prova sportiva di regolarità, capace di coniugare memoria, tecnica e rigore agonistico. Un equilibrio delicato, che questa edizione punta a consolidare ulteriormente.

Salon Privé London 2026 torna a Londra: il concours dove ogni auto è in vendita

Salon Privé London tornerà nella capitale britannica dal 16 al 18 aprile 2026, confermando come sede il Royal Hospital Chelsea. La manifestazione si distingue nel panorama internazionale per una formula ormai consolidata: concorso d’eleganza ed esposizione commerciale convivono in un unico evento, con tutte le vetture presenti disponibili per l’acquisto.

L’edizione 2026 vedrà l’introduzione dell’Automotive Gallery, spazio dedicato alle anteprime e ai modelli proposti da costruttori e dealer di rilievo internazionale. Tra i marchi che hanno già annunciato la partecipazione figurano Aston Martin, Maserati, Lotus, MG, Brabus, Jensen ed Elektron Motors.

Un’attenzione particolare sarà riservata a McLaren, protagonista di una selezione di vetture stradali e da competizione, in un momento di forte visibilità per il marchio inglese anche sul piano sportivo.

Il programma comprenderà inoltre esposizioni tematiche, aree riservate ai club e una presenza crescente di restomod, segmento sempre più centrale nel mercato delle auto da collezione. Accanto ai modelli storici troveranno spazio supercar contemporanee e vetture di altissimo pregio, rivolte a un pubblico internazionale di appassionati e collezionisti.

La Collezione ASI-Bertone torna a Torino

Lo Stellantis Heritage Hub ospiterà dal 2026 uno dei patrimoni più iconici del design automobilistico italiano

La Collezione ASI-Bertone si prepara a tornare a casa. A partire dai primi mesi del 2026, uno dei patrimoni più affascinanti del design automobilistico italiano troverà nuova collocazione a Torino, all’interno dello Stellantis Heritage Hub di Mirafiori, grazie a un accordo tra Automotoclub Storico Italiano (ASI) e Stellantis Heritage.

Un rientro simbolico e fortemente identitario: Torino è infatti la culla storica di Bertone e il luogo dove, per oltre mezzo secolo, sono nate alcune delle più iconiche interpretazioni dello stile automobilistico internazionale. La collezione, acquisita e salvaguardata dall’ASI dal 2015, comprende prototipi, modelli di serie, concept car e pezzi unici one-off, coprendo un arco temporale che va dagli anni Cinquanta ai primi Duemila.

All’interno degli spazi di via Plava 80, la raccolta andrà ad arricchire il percorso espositivo dello Heritage Hub, offrendo ai visitatori un viaggio attraverso l’evoluzione del design firmato Bertone: linee sperimentali, soluzioni visionarie e vetture che hanno anticipato linguaggi stilistici destinati a diventare riferimento per intere generazioni di designer e costruttori.

Come sottolineato da Roberto Giolito, responsabile di Stellantis Heritage Italia, l’arrivo della Collezione ASI-Bertone rappresenta un’occasione preziosa per raccontare il profondo legame tra automobile, creatività e territorio, valorizzando una storia fatta di intuizioni, coraggio progettuale e continua ricerca estetica e tecnica.

Un ritorno che non è solo geografico, ma culturale: la collezione Bertone torna a dialogare con la città che l’ha vista nascere, pronta a ispirare appassionati, addetti ai lavori e nuove generazioni di designer.